Come gestire le presenze di una squadra giovanile senza impazzire su WhatsApp

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Martedì, ore 16. L'allenamento è alle 18 e nel gruppo WhatsApp della squadra ci sono undici risposte su ventidue. Tre dicono «ci sono», due «non ci sono», uno ha mandato un pollice, gli altri hanno scritto del compito di matematica. Gli undici che mancano non si sa. Tu devi decidere se preparare un lavoro a gruppi da quattro o da tre, e se i portieri ci sono tutti e due.

Chi allena una squadra giovanile conosce questo pomeriggio a memoria. Il problema non è la maleducazione dei ragazzi: è che il gruppo WhatsApp serve a parlare, e le presenze sono un'altra cosa. Sono numeri, e i numeri in una chat si perdono.

Come si fa di solito

Le strade sono tre, e quasi tutti ne usano un pezzo di ognuna.

Dove va storto

Il punto debole è sempre lo stesso: quello che il ragazzo ha detto e quello che è successo in campo finiscono nello stesso posto, oppure da nessuna parte.

Un ragazzo scrive «ci sono» e non arriva. Un altro non risponde mai ma si presenta tutte le volte. Un terzo avvisa sempre quando manca. Sul quaderno sono tre assenze e presenze uguali alle altre, ma sono tre comportamenti diversissimi, e sono proprio quelli che un allenatore vuole capire.

Poi ci sono i numeri di fine anno. La società chiede la percentuale di presenza, un genitore chiede perché il figlio gioca poco, e la risposta onesta è «non lo so di preciso». Non perché non te ne importi: perché il dato non è mai stato scritto da nessuna parte.

Come si fa con Final Third

L'idea è semplice: il gruppo WhatsApp resta il posto dove si parla, e le risposte vanno in un posto dove diventano numeri.

1. Il ragazzo risponde da solo, senza account

Ogni appuntamento ha la sua pagina. Il link lo mandi nel gruppo come faresti con qualunque messaggio; il ragazzo, o il genitore, lo apre e tocca «ci sono» o «non ci sono». Se non c'è può scrivere il motivo: scuola, infortunio, un impegno.

Nessuno deve registrarsi, né i ragazzi né le famiglie: niente email, niente password. Con venticinque famiglie è l'unico modo perché la cosa parta davvero. Il telefono si collega una volta sola e da lì la pagina lo riconosce.

La pagina del ragazzo sul telefono: il prossimo allenamento e i due pulsanti «Ci sono» e «Non ci sono»
Quello che vede il ragazzo: i suoi appuntamenti, e per ognuno «Ci sei?»

Per far collegare i telefoni c'è anche un codice QR della squadra da stampare: lo tiri fuori a fine allenamento e chi non si è ancora iscritto lo inquadra lì, senza spiegazioni a voce in mezzo allo spogliatoio.

2. Sai chi manca, e glielo chiedi con un tocco

Sul telefono vedi per ogni appuntamento quanti ci sono, quanti no e quanti non hanno ancora risposto. Il giorno prima tocchi «Sollecita chi manca»: ti ritrovi il messaggio già scritto, da incollare nel gruppo, con il link che porta dritto alla risposta. Come si scrive un sollecito che funziona, e come si convoca dal telefono, è in i ragazzi non rispondono nel gruppo?.

C'è anche l'elenco di chi non ha ancora collegato il telefono, separato da chi ha chiesto di collegarsi e aspetta il tuo sì. Serve a una cosa precisa: chi non ha l'app non risponde mai, e senza questo elenco sembra un ragazzo che non avvisa quando invece la domanda non gli è mai arrivata. Nella prima squadra che ha usato le presenze, a fine agosto, era così per circa la metà della rosa: all'inizio è normale.

E chi l'app non ce l'ha? Risponde a te su WhatsApp, come sempre. Tu segni «ha detto» al posto suo, e nel conto vale come se avesse risposto lui.

3. L'appello si fa a bordo campo, dal telefono

Il giorno dell'allenamento apri l'appello sul telefono e tocchi «Presente» man mano che arrivano. Accanto a ogni nome c'è scritto cosa aveva detto: «aveva detto che c'era», «non aveva risposto», «aveva detto di no: scuola». Chi aveva promesso di esserci e non è ancora arrivato resta evidenziato, così a fine riscaldamento vedi in due secondi chi manca fra quelli attesi.

L'appello sul telefono: nove presenti, tredici da chiamare, e accanto a ogni nome cosa aveva detto
L'appello a bordo campo. In giallo chi aveva detto che c'era e non è ancora stato spuntato

Alla fine chiudi l'appello. Se lo chiudi quando hai spuntato meno di metà squadra, l'app ti chiede se sei sicuro: una chiusura fatta col telefono in tasca scriverebbe venti assenze in un colpo. E se un appello resta aperto e dimenticato, te lo ricorda il giorno dopo.

4. Il registro separa quello che hanno detto da quello che hanno fatto

È la parte che sul quaderno non si può fare. Il registro della stagione, oltre a presenze, assenze e percentuale, ha tre colonne:

ColonnaVuol dire
Promesso e non venutoaveva detto sì e non si è presentato
Sparitonon aveva risposto e non si è presentato
Venuto senza dirlosi è presentato senza aver risposto

La prima è quella che conta davvero. La terza non è una colpa: spiega perché in campo a volte sono più di quelli che avevano risposto.

Il registro delle presenze con le colonne «promesso e non venuto», «sparito» e «venuto senza dirlo»
Il registro ordinato su «promesso e non venuto»: in cima chi ha detto sì e poi non è arrivato

Cosa serve per partire

Il primo giorno ci vuole mezz'ora, soprattutto per la rosa. Dalla settimana dopo il giro è sempre lo stesso: link nel gruppo, un sollecito il giorno prima a chi manca, appello in campo.

Se le risposte arrivano fino all'ultimo minuto, si può fissare un termine per rispondere. E per le partite, le presenze finiscono sul foglio di gara: come non lasciare fuori nessuno è in distinta di gara dal telefono.

In breve

Il gruppo WhatsApp non va sostituito: va alleggerito. Le chiacchiere restano lì, le risposte vanno in un posto dove si contano da sole. Così il martedì alle 16 sai quanti ne avrai, e a fine stagione hai numeri veri da mostrare a società e famiglie.

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